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Domenica, 18. Febbraio 2007

gradi di sofferenza
di adia7ter, 13:23



GRADI   DI   SOFFERENZA

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DEGREES OF SUFFERING - by Adia 7 - 13 + - Drama\Angst \ Severus came back tortured by Voldemort, Minerva helps him and Dumbledore uses a difficult spell to discover the truth - No slash, you'll find love as in a family - Tradotto da Shinaré e Cuccussétte - Per lettori dai 14 anni in su per la violenza - Genere. Dramma\Angst - Snape torna torturato, Minerva l'aiuta e lo protegge, Dumbledore usa un incantesimo per sapere cosa è successo, anche se è pericoloso e doloroso! Leggi qua l'originale: http://www.fanfiction.net/read.php?storyid=1700796


Era iniziata come una ronda normalissima nei terreni della scuola. In qualche maniera, gli altri insegnanti si erano convinti che la McGonagall dovesse fare il suo dovere percorrendo i saloni e i confini della Foresta per l'intera nottata. Onestamente, Minerva non ci pensava nemmeno. Dopo non sarebbe più stata capace di addormentarsi , comunque. Era sciocco, ma con tutto quello che succedeva fuori nel mondo, aveva vissuto come una colpa terribile, essersi chiusa nella sicurezza di Hogwarts. Le pesava addosso, quando cercava di dormire.
Si chiuse più stretto il mantello attorno alle spalle, e camminò fuori dall'edificio. La prima vera neve dell'anno stava iniziando a cadere, lenta, con i languidi fiocchi che danzavano nell'aria.
Lo sentì prima di vederlo, un rumore di raspare come se qualcuno stesse artigliando il tronco di un albero. Sussurrava incanti con una voce familiare. Inorridita, corse per il campo, in linea d'aria con l'albero.
Appariva malmesso. Pallido, sanguinante, tremava; Severus stava lottando per rialzarsi e si era strappato la pelle dai polpastrelli nella manovra. Minerva si avvicinò ansiosa, forzandosi a ricordare l'addestramento ricevuto nell'Ordine, per come trattare le vittime delle torture.
Prese a parlare lentamente, dal punto in cui si era fermata. "Severus? Severus, amore, puoi sentirmi? Lo sai dove sei? Puoi dirmi cosa è successo? Severus?"
"M-Min…?"
"Sì." Minerva si affrettò nel percorso che la separava da lui. Gli si inginocchiò accanto, e gli prese le mani tra le sue. "Ti ho. Sei salvo.!
"Min..Min… Minerva, io…"
"Va tutto bene, Severus, caro mio bambino. Sei al sicuro. Ti porterò su da Albus; andrà tutto -"
Il panico si sparse sui lineamenti di Severus. Si afflosciò contro l'albero, e prese a tremare sul serio. "No, ti prego…. Ti prego, no… non stanotte… Non stanotte, non posso…"
"Cosa non puoi, bambino mio ?"
"Me lo farà vedere a lui e… lo so che è egoista, ma… non posso rivelarlo… così presto.."
"Severus, Albus ha bisogno di sapere -"
"Non lo voglio nella mia mente, Minerva, non stasera, per favore," sussurrò Severus. L'ultima volta che Minerva aveva sentito qualcuno così spaventato, era stato durante l'ultima Guerra, e non aveva certo voglia di passare tempo con Albus..
Minerva si rese conto che Albus non avrebbe affatto apprezzato il suo contravvenire i suoi rdini, particolarmente a quelli riguardanti la Guerra. In ogni caso, una note poteva difficilmente pesare,alla lunga. Dubitò sinceramente che Albus potesse guadagnare qualcosa da Severus nello stato in cui era, così disse, "Va bene, va bene. Tutto a posto. Ti porterò nelle mie stanze; non ti cercherà lì. Ho una camera in più. E' piccola ma confortevole. Ti prometto che non glielo dirò. bambino mio..
"Promesso?" fece eco piano.
"Certo, Severus, lo prometto."
Avvolse le sue dita attorno alle mani di Minerva, e quando lei lo aiutò ad alzarsi, , lui si accasciò grato contro di lei. Lo aiutò a camminare verso il castello, a salire le scale nelle sue stanze oscure. Insieme, accesero solo una piccola candela. Severus sorrise al moccolo, a lei: ovvio, le era grato. Lo condusse nella camera degli ospiti e lo sdraiò nel letto doppio. I piedi gli sporgevano dal fondo, fino a quando non si rannicchiò appallottolandosi, e seppellì la testa tra i cuscini. Minerva sedette nel letto accanto a lui. Gli passò le dita tra i capelli; ne uscirono coperti di sangue.
La repulsione le si sollevò dentro, ma sapeva che era meglio che non se ne accorgesse. Minerva prese un rspiro profondo, per calmarsi, disse, "Draco ha passato tutta la mia lezione a fare gli occhi dolci a Abigail O'Connel. La conosci, vero? E' nel Corvonero, ha i capelli rosso scuro lunghi, e gli occhi verdi? Lei e Draco hanno lavorato insieme nei loro progetti di studio indipendenti nello scorso trimestre; hanno ottenuto i gradi più alti della classe."
"Me lo ha detto," ansimò roco.
Minerva stava quasi per ridere con lui, quando qualcuno bussò alla porta. Il sorriso sfumò dal volto di Severus. Lei mormorò, "Probabile che è solo uno studente. Sono inclini ad avere incubi sul tardi, in modo particolare i più giovani."
Dicendo questo lasciò la stanza. Senza chiedere chi fosse, aprì la porta, aspettandosi di vedere un ragazzo con gli occhi gonfi e un accappatoio stretto in modo goffo attorno al corpo. Invece, in tunica di velluto viole, con gli occhiali a mezzaluna, c'era il Preside, con uno sguardo tragico negli occhi.
"Albus?"
"Minerva, Severus è con te?"
Parlò con tanta decisione che le occorse un momento disgraziato per capire che voleva una risposta. Mormorò, "Sì, ma è piuttosto fuori di sé, in questo momento."
"Devo vederlo," le rispose. Con grande shock della maga, avanzò nelle sue stanze. Non poteva aver aspettato un invito? Non lo aveva mai visto con un umore così risoluto. Scivolò verso la stanza degli ospiti, e lei lo seguì da vicino.
Quando entrò nella stanza, Severus era mezzo addormentato e mezzo svenuto, e gli ci volle un po' per rendersi conto che Albus era arrivato. Poi, con lentezza, mise a fuoco il viso del Preside, e si scosse per sollevarsi. Il suo tentativo fallì miseramente, e ricadde sui guanciali macchiati di sangue.


"Signore…. Signore… io non intendevo…" iniziò a dire Severus.

Sebbene la sua voce fosse più lucida di come era stata nella foresta, Minerva rimpianse la passata confusione. Suonava così smarrito, così spaventato. Lo guardò lottare per respirare e gemere, "Non lo ho fatto per disobbedire a te. Ti prego…"
Era sempre stato così forte, lo era sempre stato, non importa cosa accadesse. Minerva lo rispettava per quella sua attitudine. Qualche volta, si preoccupava per lui, mai però come quella sera.
Albus sedette sul bordo dal letto e posò la mano sul viso di Severus. Immediatamente, gli occhi di Severus si chiusero di scatto e le spalle divennero oltremodo rigide, ma non arretrò. Molto opo Minerva si sarebbe resa conto di quanto sapeva bene. Arretrare significava opporsi, e opporsi garantiva una maggiore punizione.
"Lo sai che posso essere delicato," disse, e sembrò prossimo alle lacrime. "Non posso rendere la cosa piacevole, ma può essere un mezzo con cui posso aiutarti."
"Ti prego… non mi scacciare… Ti prego…"
"Se non vuoi essere scacciato, devi essere attento a me." Disse Albus, Non appariva davvero arrabbiato; sembrava di più un padre tollerante che riprendeva il bambino disobbediente. "Devi obbedirmi senza esitare, senza fare domande, per ogni cosa. In quel modo, posso prendermi cura di te quando tu hai bisogno di me. In questo modo, potrai restare qui, dove sarai al sicuro."
Infervorato e atterrito, Severus annuì, "Lo farò. Ti obbedirò, Padrone, lo giuro."
Lo aveva sentito chiamare Albus "Padrone" altre volte, in modo del tutto inconscio. Minerva avvertì Albus irrigidirsi; aveva sempre odiato che Severus potesse vedere una simile correlazione tra di lui e Colui-che-non-deve-essere-nominato. Ma nascose il disappunto. "Perché non sei venuto da me, Severus? Cosa è accaduto stanotte?"
Severus sussurrò,"Così stanco… così tanto dolore…. Padrone, mi dispiace…"
Albus riprese a carezzare i capelli sporchi di sangue, senza curarsi del rosso cupo che gli macchiava le dita. Confortandolo, gli disse, "Lo so, ragazzo. Posso semplicemente lanciare l'incantesimo. E' quello che desideri?"
"Non è quello che desidero… ma… fai quello che ritieni giusto," la vooce di Severus raschiò roca sulla gola.
"Quando avrò finito, potrai dormire," promise Albus.
Con un sorriso che doveva compiacere il Preside, Severus annuì. Sollevando la bacchetta, Albus disse, "Legilimens!"
Minerva non aveva davvero mai visto nessuno sottoposto a quel particolare incantesimo; le poche persone capaci di lanciarlo, di rado lo facevano con un pubblico. Gli occhi di Severus si chiusero di scatto. Il corpo divenne del tutto rigido mentre si contorceva, come se fosse atterrito da una specie di presenza invisibile nella stanza. Rigettò; bile e rivoli di sangue si versarono sul pavimento, e ricadde sul letto.
Minerva riaprì gli occhi.
Quando osò guardare di nuovo il letto, sedevano insieme; Severus tremava parecchio nelle braccia consolatrici di Albus. Gli occhi del Preside erano colmi di terrore . Sebbene Minerva volesse bene a Albus più di ogni altro al mondo, non avrebbe voluto per nulla al
"Non… sarò punito?"
"Oh… no… certo che no, " rispose Albus."Non verrai punito Non hai fatto niente di sbagliato. Non verrai aggredito e tormentato finché starai sotto la mia protezione."
"Ci provo, Padrone…"
"Son fiero di te, Severus. Mi hai reso fiero," si calmò Albus. "Minerva ed io siamo qua. Non permetteremo che succeda che ti facciano male."
Recuperando il suo coraggio da Grifondoro, Minerva fece un passo più vicino al letto e mormorò, "Albus ha ragione, Severus. Siamo qua per te. Dicci solo di cosa hai bisogno."
"Sonno?"chiese Severus con tanta speranza che Minerva avrebbe voluto piangereLa sua vita era arrivata al punto da desiderare più d'ogni altra cosa il sonno, e sentir d'avere il bisogno di chiedere il permesso ad Albus, per questa necessità."Potrei? Hai… finito?"
Albus sussurrò, "Sì, mio ragazzo adorato. Dormi adesso. Merlino sa quanto te lo sei guadagnato. Non c'è bisogno che domani tu venga a mangiare giù nel Salone; provvederò che ti venga portato qui. Ti piacerebbe?"
Debole, Severus annuì. Questa era una bella cosa che gli veniva risparmiata, Minerva lo sapeva, più di ogni altra cosa, Severus odiava passare il tempo in intrattenimenti sociali con grossi gruppi di persone.
Severus si accasciò contro Albus, e gli occhi incerti si chiusero, e presto, la spossatezza lo vinse. Albus si accorse di come aveeea perso conoscenza e, con delicatezza, il Preside adagiò il giovanotto sui cuscini nel letto degli ospiti. Con attenzione che veniva dall'esperienza, Albus gli tirò addosso le coperte.
"Sarà una cosa tremenda se resta qui domani?" chiese Albus come se fosse una domanda possibile. "Si sente confortato dalla tua presenza."
"Nessun problema Albus," mormorò inorridita, fissando la figura prona dell'ex studente.
"Minerva…"
"Sta sempre così male?"
Scuotendo la testa, Albus con delicatezza la portò fuori dalla stanza. Si chiuse la porta dietro di lui, e lanciò parecchie barriere di allarme, dato che Severus richiedeva di essere controllato durante la notte. "Sebbene stanotte senza dubbio è stata una delle peggiori, di solito non è così. Spesso Severus scampa alle ire di Voldemort, è una specie di figlio prediletto, forse… E come tale, i suoi fallimenti sono puniti con i metodi più rudi."
"Lo vedo," rispose Minerva. Cercò di obbligarsi a considerare tutto come un' esercitazione, o come solo un altro dei rapporti fatti da un membro dell'Ordine. Ma non era nemmeno vicino un po', come paragone. Era Severus, il piccolo ragazzo a cui aveva assegnato Eccellente sul suo G.U.F.O., il giovane uomo che ne aveva passate più di tanti altri, l'uomo che si era ribellato contro ogni previsione ed era diventato un membro attivo dell'Ordine. A dispetto di sé stessa, un'ombra di dubbio le attraversò il corpo. "Albus… puoi fare nulla?"
"La legilimens è assai rischiosa, Minerva, ma Severus potrà facilmente spiegartelo. Se gli curo le ferite o faccio qualsiasi cosa per alleviare la sua pena, Voldemort se ne accorgerà. Verrà a saperlo. E Severus potrebbe venire non solo torturato, ma ucciso."
"Posso fare nulla?"
Albus sorrise dolce e le posò la mano sul viso. Come sempre, il suo tocco le mandava una scossa attraverso il corpo. Il potere si irradiava dalla sua pelle, nonostante per l'età avanzata fosse diventata simile a carta. "Puoi essere la sua amica, Minerva."
"Ma sono la sua amica."
"Lo so che lo sei," sorrise Albus. "Faglielo sapere, allora. Non farglielo dimenticare mai."
Se ne andò poco dopo quella conversazione, esausto per aver lanciato la legilimens; Minerva prese il suo diario. Aveva scritto poche note dal suo scrittoio nella camera degli ospiti, sorvegliando il sonno ristoratore di Severus. Promise di proteggerlo. Promise di farlo felice. Aveva paura di averlo deluso, che forse il mondo lo aveva deluso, e che fosse troppo atterrito per dire qualcosa a riguardo. Povero giovanotto. Povero, caro giovanotto.
Minerva non si era mai sentita così disperata in tutta la sua vita, ed accusava Colui-che- non - deve- essere - nominato, per quello. Non importava cosa facessero, o quanto duramente lottassero, lui diventava soltanto più potente. Minerva avrebbe giuratoche per ogni persona che salvavano, lui ne torturava e uccideva altre cinque. E tutto quello che poteva fare, era sedersi e guardare una delle sue vittime lottare contro gli incubi, poiché gli incubi adesso erano tutto quello che gli era stato lasciato. mondo, condividere quel fardello. Lui stava sussurrando "Hai fatto bene," e chiamava Severus, "Il mio piccolo, il mio amato ragazzo," senza posa.


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